Risto Oikarinen
August 28, 2009
The novice worries on the monastery wall…
Presso le mura del monastero il novizio è nervoso non pensare guarda gli uccelli si dice guarda gli uccelli il fucile dell’abate colpisce un uccello cade due tre colpiti colpiti quattro cinque il novizio alla sesta volta si infila un coltello nel ginocchio risparmia gli uccelli mira su di me l’abate fa ammenda estrae il coltello dal ginocchio del novizio rivolge la lama verso il proprio collo sacrifica cinque peli della sua barba il novizio corre arrancando cerca il paradiso degli uccelli al suolo uno due tre ne trova quattro cinque tutti avranno diritto alla loro sepoltura non dolerti per cinque uccelli il monaco sospira spennali e ne farò un pasticcio ogni giorno ogni cinque secondi un bambino muore di fame uno due tre quattro cinque bisogna lasciarsi le cose alle spalle vieni vieni a vedere la meraviglia celeste cinque colpi cinquanta punti.
*
God’s back has collapsed particles
Particelle crollate dietro le spalle del Signore,
buchi neri, nei pelosi
larve cresciute dentro i nei pelosi
dalle crisalidi emergono novizi, monaci, abati,
farfalle dal vestito scuro.
*
In real life I am here
Nella vita reale io sono qui. Della vita monastica non ne so nulla. Ho un posto letto a Helsinki. La mia ragazza ha chiamato. Il temporale ha fatto cadere la betulla in giardino sulla sua macchina. Rimasto solo ho cercato conforto nelle scritture dei padri eremiti. In televisione mamma pinguino vomita cibo per il suo piccolo. Nell’armadietto del bagno conservo un’icona. Madonna con Bambino impastata di dentifricio. Api ronzano contro il vetro. Non mi è concesso rinascere. L’amore non è una cosa che si sceglie.
© Risto Oikarinen
From: Katumusharjoituksia
Publisher: Gummerus Kustannus Oy, Helsinki, 2008
http://www.myspace.com/ristooikarinen
http://fi.wikipedia.org/wiki/Risto_Oikarinen
Translation by Salvo Capestro
Cenni biografici: Risto Oikarinen è nato nel 1978 in un piccolo paese della Finlandia, si è poi trasferito ad Helsinki per studiare il sassofono.
Eugenio Montale
August 28, 2009
So l’ora in cui la faccia più impassibile
è traversata da una cruda smorfia:
s’è svelata per poco una pena invisibile.
Ciò non vede la gente nell’affollato corso.
Voi, mie parole, tradite invano il morso
secreto, il vento che nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace.
Il canto che singhiozza è un canto di pace.
*
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
*
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
*
Tramontana
Ed ora sono spariti i circoli d’ansia
che discorrevano il lago del cuore
e quel friggere vasto della materia
che discolora e muore.
Oggi una volontà di ferro spazza l’aria,
divelle gli arbusti, strapazza i palmizi
e nel mare compresso scava
grandi solchi crestati di bava.
Ogni forma si squassa nel subbuglio
degli elementi; è un urlo solo, un muglio
di scerpate esistenze: tutto schianta
l’ora che passa: viaggiano la cupola del cielo
non sai se foglie o uccelli – e non son più.
E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi
dei venti disfrenati
e stringi a te i bracci gonfi
di fiori non ancora nati;
come senti nemici
gli spiriti che la convulsa terra
sorvolano a sciami,
mia vita sottile, e come ami
oggi le tue radici.
da Ossi di seppia