Eva Gerlach (vero nome Margaret Dijkstra, Paesi Bassi)
November 19, 2009
CHE TUTTE LE COSE
‘Sol qui illustras omnia solus’
(Bruno, Cantus Circaeus)
Cos’è che dicesti, qualcosa sul pescare lucci
di buon’ora le mattine d’inverno, il buio
attorno a te e tuo padre, ciascuno
sulla propria moto, ognuno avrebbe scavato
un foro nel ghiaccio e avresti lanciato
la lenza appropriata, con un gancio oppure l’altro,
un’esca piccola dal secchio: mai acciuffato un
singolo luccio.
Non c’era lì una lampada,
non l’avremmo avuta nemmeno dopo, lì fermi,
metallo a chiazze, avrebbe potuto anche abboccare.
Ogni cosa, ogni singola cosa,
da tenere nella mente, tempo e spazio, sostanza,
quantità e qualità. Devi essere
il Dio che tutto muove.
A volte se ne vede qualcuno
immobile in profondità, con quella
loro bocca aguzza, a macchie di grigio.
© 1994, Eva Gerlach
From: Wat zoekraakt
Publisher: De Arbeiderspers, Amsterdam, 1994
ASFALTO
Proprio in questo momento la barca per Haarlem
ha attraversato la strada. Lungo il marciapiede
rimorchiava i cavalli smagriti con il servo
nel mezzo della strada il nonno di mio
nonno fendeva l’acqua. Non lasciatemi
indietro, qui, ho strillato dalla finestra
dalla quale li ho visti andare, non posso proprio
restarmene qui da sola, ma sono
sfilati via e hanno preso la svolta
a sinistra verso il parco. L’asfalto si avvicinava,
dalle profondità che con chiarezza
ho visto scorrere, riflettere e
e agitarsi, nessun pesce che guizzava. Speriamo,
pensavo, che con marea liquida e immobile
giungano dove stasera sono destinati.
Tutto resta come è sempre stato.
Siete arrivati, era tardi, parcheggiando
senza cura come al solito, avete preso la borsa
dalla macchina e lì in piedi
sull’asfalto denso avete guardato in su, dritti verso me.
© 2003, Eva Gerlach
From: Daar ligt het
Publisher: De Arbeiderspers, Amsterdam, 2003
SOLVE ET COAGULA
Quando hai avuto l’epistassi, ricordi
ancora?, quella che non voleva saperne di fermarsi,
ti sei seduto al lavandino, a testa in giù,
“mi dissanguerò adesso?” e ti ho visto seduto lì,
è stato come se mai più avreiosato toccarti, come se ti saresti presto dis-
solto in realtà come fa l’oro
nell’acqua regia tanto che non avrei potuto
che farti solo la più leggera delle carezze;
certo non saresti morto se non dopo molti
anni, mi era del tutto chiaro, ma lui che canta
a lepri e orsi le canzoni in cui racconta
di come li abbia uccisi, aveva giusto
iniziato con te, lo potevo
sentire nella mia testa, pling,
pling, le prime
esitanti note d’apertura.
© 2003, Eva Gerlach
From: Een bed van mensenvlees
Publisher: De Arbeiderspers, Amsterdam, 2003
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Translated by Salvo Capestro
March 20, 2010 at 10:37 pm
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