Maria Pia Quintavalla – poesie scelte

October 1, 2009

Da Cantare semplice, 1984

Nessuna lingua

Nessuna lingua umana mi darà ragione
sono come sono, senza sottane d’oro
né bianche che solleva il vento
ma appoggio il mento e gli occhi
su un momento.

*

Da Lettere giovani, 1990

Io mi ritenni

Io mi ritenni una selvaggia
da chiunque distruggibile
lussuosamente persi il tempo grazioso
giovanile, ma risoluta promessa
si ripete una fiera sorgente.

*

Movimento dell’immobilità

Cupo, senza scandagliare
cupo moto a restare
scoperti,
attraversare la boscaglia.
Apoteosi: accecata accecante
tu, piccolo angelo solo ne resti e muto.

*

Da Le Moradas , 1996

Esiste la deliziosa

Esiste la deliziosa,
prossimità, non il perfetto amore.
E intanto
lunghi tragitti tratti
erosi da pianto, polvere
di sentieri assembrati angoli della mente che
stavano per sfollare e – sostano,
campi desertici
trasferimento, letto come strada
silenzio non ancora pace.

Da Estranea (canzone), 2000 . Canto X

Semplice suono

Semplice suono, semplicemente –
voci che rincorrono (un futuropassato)
nelle strade genealogie raccolte,
chiuse in sé strette
perché polle pozzi
giorni sepolti tra la vita, altrui
canzone, e l’oggi mobile
miraggio appeso esile, saputo e presto
nella piena e verde
e piazza (annuvolato).

Allora grida e sortilegi, spinte della
vita con le spalle chine e le finestre
chiuse laggiù nell’ombra del
fiorito fiume, che a tratti buono
tutto blu e profondo le facevano
un vuoto (monito)
allora lei sentiva che poteva
e domenica rifarsi intatta
congiungere i due lembi
del passato, e due nel terzo
occhio dimoravano (felici).

*

Da Corpus solum, 2002

Parmigiana

Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi,
tutta vi aderivi, alle promesse
dell’essere – al suo centro, ti innamoravi della vita
del paradiso dalle palme lente e dolci
dell’amore improvviso nelle dita,
degli amanti napoletani della forza che
ti travolgeva ma di messi astrali, bianche
di una stella carnale
antiche passeggiate e dolci mani,
della vita sentivi lì la forza intatta infrangersi
stupita appartenente a corse, statue di gaggie
erano tonfi al cuore, desiderio e copule del mare.
Forti le braccia i baci le lusinghe,
per amore della vita che perdevi
e lenta nell’amore ti perdeva.

*

Da Album feriale, 2005

La piantina

La pianta tace sopra tutto il suo segreto
che è l’assenza di centro e sterno
vuoto al mondo da mostrare. Divide e intrica
con la sua secchezza il cielo ma
scruta dentro l’anima, vorace. E tace.
Tace di suoi algoritmi e voci che nel fondo
prenatali alla vita al tempo, al vivere
del mondo avevano attizzato fuochi lì
nel cuore, e morso l’aria
giacimenti interi e intanto voci -
anche di bambini che dall’erba
suggeriscono preghiere, e le dicono lascia,
lascia tuo padre – madre, tuo fratello in terra
di sepoltura antica, tu foriera
di indiane corse di colori che
dal cielo fumano – il suo Sole.
E’ là nel corso amico della storia
che vorrei tornare,
precipitare in corsa prender quota – camminare.
C’è un paese amico che mi segue e chiama,
ha nome amicizia affetto figlia
e poi, animali.
La piantina che sente si stupisce
di queste orecchie gravide del mondo,
non capisce. Coglie che
qualcuno è in movimento già nei piedi – prato
di un cammino. Lo trattiene,
non vorrebbe tutto quel chiasso
- e il fiato non udire; preferisce
tenere a sé le mani strette nelle
sue più forti di
quel mistico morire.

*

Sezione inedita da China

La sostanza

Tu, che di “sostanza” amavi fare scorta
tu che la ciccia dolce e imperturbabile
portavi addosso come collana d’oro tu,
che non osasti mai smentire tale il grande corpo della madre,
trovasti nella impenetrabile magrezza ultima
una catarsi antica, mistica di te sognata
tappa ritmica del corpo e cuore di ragazza
che diceva no – al suo cibo.
Una sua splendida trovata vita
poiché dal lato di magrezza del pensiero, spirito
dove non ti eri mai piegata dal lato sconsolato
di tuo corpo attento, febbrile
sua muscolatura, scatto dei “no” ripetuti
in fondo al tempo dove
non ti eri più plasmata. Così, agli ultimi, tu lo facesti integra, tuo.
Né pancia o adipe più rivedemmo ma corpo asciutto di ragazza.

*

Link: Sito ufficiale di Maria Pia Quintavalla

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